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Le cefalee primarie: quando il mal di testa è una malattia neurologica

 

Il termine cefalea indica genericamente un dolore localizzato alla testa, ma non tutte le cefalee sono uguali. Secondo la Classificazione Internazionale delle Cefalee (ICHD-3), esistono due grandi categorie:

 

  • le cefalee primarie che costituiscono una malattia di per sé
  • le cefalee secondarie che sono invece il sintomo di un’altra condizione
  • (come un’infezione, un trauma cranico o un problema vascolare).

Le cefalee primarie – come l’emicrania, la cefalea di tipo tensivo e la cefalea a grappolo – rappresentano la forma più diffusa nella popolazione, colpendo
circa il 46% degli adulti italiani.

Le cefalee primarie rappresentano una vera e propria malattia neurologica, spesso fortemente disabilitante e in grado di compromettere in modo significativo la qualità della vita di chi ne soffre.
Non si tratta semplicemente di un dolore passeggero, ma di condizioni complesse che richiedono un’attenta valutazione clinica. La raccolta accurata della storia del paziente è fondamentale per arrivare a una diagnosi corretta, poiché ogni forma di cefalea presenta caratteristiche e sintomi specifici.

Emicrania
con/senza aura

 

  • Colpisce oltre 1 persona su 7 nel mondo
  • 3 volte più frequente nelle donne
  • Dolore pulsante, spesso su un solo lato della testa
  • Durata: da 4 a 72 ore
  • Sintomi associati: nausea, vomito, sensibilità a luce, rumori e odori
  • Nel caso di emicrania con aura: sintomi neurologici transitori caratterizzati da disturbi visivi, del linguaggio o della sensibilità

Fattori che possono scatenare l’emicrania

I trigger dell’emicrania sono fattori che possono favorire l’insorgenza di un attacco, ma non sono uguali per tutti. Ogni persona può avere un diverso profilo di sensibilità, e ciò che scatena una crisi in un individuo può non avere alcun effetto in un altro. È per questo motivo che l’identificazione dei propri trigger, attraverso l’osservazione e il dialogo con il medico, rappresenta un passaggio fondamentale per gestire meglio la malattia e prevenire gli attacchi.

 

I fattori scatenanti più comunemente riportati in letteratura

  • Stress (e relax post-stress)
  • Digiuno e/o disidratazione
  • Alimenti (formaggi, cioccolato, spezie, glutammato)
  • Alcolici
  • Cambiamenti ormonali (ciclo, menopausa)
  • Stimoli sensoriali (luci forti, odori pungenti)
  • Variazioni climatiche
  • Alterazione ritmi sonno-veglia
  • Alcuni farmaci

Quando l’emicrania diventa cronica

L’emicrania cronica è una forma particolarmente complessa e debilitante di cefalea che incide profondamente sulla qualità della vita. Si definisce cronica quando si manifesta per 15 o più giorni al mese, da almeno 3 mesi consecutivi e presenta le caratteristiche tipiche dell’emicrania in almeno 8 di questi giorni. Spesso si accompagna a un uso eccessivo di farmaci sintomatici, dando origine a una condizione nota come cefalea da uso eccessivo di farmaci (nota anche come MOH, Medication Overuse Headache)

 

Emicrania cronica

  • 15 giorni/mese per almeno 3 mesi
  • 8 giorni con caratteristiche di emicrania
  • Spesso aggravata dall’uso eccessivo di farmaci

Alcuni fattori di rischio per la cronicizzazione

Non modificabili

  • età
  • sesso femminile
  • fattori genetici
  • traumatismi cranici

 

Modificabili

  • frequenza degli attacchi
  • obesità
  • uso eccessivo di farmaci
  • uso eccessivo di caffeina
  • eventi stressanti
  • russamento/apnee
  • altre sindromi dolorose e concomitanti (ad esempio: fibromialgia)
  • ipertensione
  • disturbi dell’umore

cefalea
tensiva

 

  • La più frequente: fino al 90% delle cefalee
  • Dolore diffuso e costrittivo (“cerchio alla testa”)
  • Intensità lieve-moderata
  • Non peggiora con il movimento
  • Più fastidiosa per la persistenza che per l’intensità
  • Durata delle crisi molto variabile: da 30 minuti a 7 giorni

 

Nelle forme più severe e croniche il dolore compare di solito la mattina al risveglio e prosegue fino a sera senza interruzione; in altri casi può avere variazioni di intensità nel corso della giornata

cefalea a
grappolo

  • Colpisce prevalentemente uomini, ma in aumento anche tra le donne
  • Crisi brevi e intense (15-180 min), a orari ricorrenti
  • Dolore unilaterale, fisso e lancinante all’occhio/tempia
  • Sintomi associati: occhio arrossato, lacrimazione, abbassamento della palpebra, pupilla ristretta, narice ostruita e scolo nasale (solo dal lato del dolore). Il paziente è spesso irrequieto durante l’attacco.
  • Le crisi dolorose si raggruppano in determinati periodi dell’anno (solitamente il cambio stagione) e per questo sono chiamate “grappoli”

 

Nella forma episodica della malattia, i grappoli possono durare settimane o mesi, intervallati da periodi più o meno lunghi di remissione.

 

Nella forma cronica le fasi di remissione sono brevi (meno di tre mesi), o del tutto assenti, e le crisi quasi continuative.

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